MORO’S NOT DEAD W/ VOTTO + LOSERS PARADE + EVERSIONE + SLAVO DJSET

Sabato 25 maggio
Moro’s Not Dead – Votto + Losers Parade + Eversione + Slavo djset + esposizioni (dalle 16.30)

Ritorna ad animare le Officine Solimano il progetto – Moro’s Not Dead -, dedicato alla ricostruzione storica del punk italiano fotografato nel quindicennio 1977 – 1993.
Apertura esposizione @ NuovoFilmstudio ore 16:30
Apertura mostra @ Cattivi Maestri ore 18:00
Apertura porte Raindogs House ore 21:00
Inizio concerti ore 22:00
ingresso 10e con tessera arci
Biglietti On Line: https://www.musicglue.com/circolo-raindogs-house/

Co-organizzata da Raindogs House, Sonicreducer e il fattivo sostegno di tutte le Officine, la giornata, esattamente come nel corso della prima edizione, si articolerà su tutti e tre i piani della struttura. Mostra principale ai Cattivi Maestri, mostra secondaria presso lo Spazio Espositivo Nuovofilmstudio, e concerto con Votto (sofferto emo-core dalla bassa padana), Losers Parade (Tigullio hc machine), Eversione (Sanremo fucked-up punk-core) + dj-set di contrappunto e finale pilotato dalla frenetica sapienza dello Slavo di “Carognesca” fama e molto altro.

Parte dell’incasso, in accordo con Raindogs e i tre gruppi andrà a sostenere il progetto editoriale, in lenta, ma progressiva creazione “Moro’s not dead”: ricostruzione storico-discografica dedicata al punk/post-punk underground italiano. Specularmente alla mostra, fotografato nei suoi primi quindici anni.
Una finestra temporale che vide il Bel Paese trasformarsi nella più autentica delle “Daydream nation” / More drugs than Elvis, per davvero, più opportunamente sostituibile con Moro, davvero, amaramente per davvero! – Restate in contatto, per Dincy!

Il nucleo originario di Sonicreducer.it si forma sul finire del 2007, rimanendo del tutto aderente all’attitudine DIY, coniugata alle nuove possibilità comunicative offerte dalla rete. Il progetto, oltre alla passione per l’ambito più propriamente musicale-artistico e alla centralità assegnata al rigore della catalogazione, si propone da subito di contrastare il costante e pervasivo assorbimento del punk nell’ambito della cultura “alta”. Una normalizzazione che, seguendo la sclerosi mediatica, può passare tanto da patetici riconoscimenti stile dischi d’oro, MTV awards, museo delle cere rock quanto, soprattutto, dalla trappola dei Cultural studies. Consapevoli che, solo movimenti reali generano autentiche contraddizioni e, per riprendere il pensiero di Stewart Home: con il punk, appena tenti di orientarti nella tradizione, ti trovi all’improvviso di fronte a uno o a innumerevoli slittamenti dei suoi presunti confini.

“Moro’s not dead 1977-1993”
L’esposizione del punk italiano pt. 2
Grafica, fotografia, documenti dalla prima linea del fronte Occidentale

Sbrigativamente associato al “semplice” aspetto musicale, il punk, in base alla parola d’ordine “Anyone can do it”, sviluppò da subito interessanti e innovativi percorsi grafico-fotografici dal potente impatto anti-artistico. Un movimento di iper-democratizzazione della pratica arte talmente vasto e capillare, quale, forse, non si osservava dalla nascita di Dada. Differentemente dall’enorme business in cui si era involuta la forma rock nel corso degli anni ‘70, grafici, fotografi e performer punk iniziarono a offrire qualsiasi cosa, tranne sicurezza e prevedibilità. Uno stile immediato, angolare, dissacrante e autoironico, detournante, minimale e, molto spesso, rivoltante.
L’ambito italiano, sebbene influenzato dalle esperienze anglosassoni fatte di collage assurdisti e composizioni grafiche ai limiti della bidimensionalità, sviluppa sin dalle sue prime testimonianze – “Dudu + Pogo”, “Xerox” – un approccio unico e distintivo. La tradizione dei volantini politici anni ‘70 che si fonde con saccheggi dalle Avanguardie storiche, l’irrompere dei fogli del coevo Movimento del ‘77 con la loro offerta di moltiplicazione delle realtà possibili e la frammentazione del senso-parola, unite agli oggetti-pubblicità più dozzinali proposti dalla morente società del consumo di massa. Gli anni ‘80 vedranno poi l’emergere di un più esplicito terreno politico, senza che però, esso, vada mai a detrimento della caotica urgenza originaria, anzi. E’ la stagione dei grandi disegnatori-grafici-graffitari della generazione hc-punk: Dumbo (Upset Noise, Negazione, Isola nel Kantiere), Swarz, Atomo, Vandalo (scena milanese), Benzo (Fall Out/scena spezzina), Kix (Hydra mentale/Virus/Helter Skelter/Decoder), l’indimenticabile Gianluca “Prof. Bad Trip” Clerici (Holocaust, Fall Out, Kronstadt/scena spezzina/GDHC), Grog “Sottocultura” e Carlo “Bounty Scarponacci” Chiapparini (Attack punk rec./scena bolognese), Luca “Abort” Bortolusso (Blue Vomit/Nerorgasmo/scena torinese), Stiv “Rottame” Valli (T.V.O.R./scena milanese) e le varie tribù toscane del G.D.H.C. Senza dimenticare le decine d’altri anonimi o del tutto estemporanei che, tra la costernazione del benpensante di turno, hanno letteralmente riempito di contenuto-senso le mura delle nostre città, aprendo di fatto una breccia per i successivi sviluppi della contemporanea Street Art.

Moro’s not dead parte dalle prime sparute fanzine di fine anni ‘70, per lo più provenienti dalle grandi città – con la significativa eccezione di Pordenone – per arrivare allo sviluppo di una sempre più diffusa e consapevole poster art, così come si realizzò con l’esplodere del movimento hc-punk italiano. A tutt’oggi apprezzato e riconosciuto all’estero, come si avrà modo di scoprire, ben oltre i suoi meriti di pura rivendicazione politico-sonora. Un percorso non adagiato sulla melassa della memoria, neutralizzatrice di ogni conflitto, ma, al contrario, corredato da scritti e commenti dall’interno stesso della scena, dai suoi protagonisti, dai suoi suoni-testi, senza velleità museali e/o storico-letterarie, senza riletture sociologiche, riflussi nostalgici e, peggio del peggio, l’idea esplicita o sottaciuta che tutto sia finito quel famoso giorno in cui…
Nel dettaglio la mostra, partita con 50 pannelli standard più 2 pannelli introduttivi, è stata ampliata sino a oltre 80, con l’aggiunta di numerose nuove schede esplicative. Alcuni tra i pannelli più recenti sono esplicitamente incentrati sulla realtà savonese, quasi un tributo a una scena estremamente significativa nell’ ambito del variegato sottobosco punk/post-punk nazionale. Un approccio che verrà replicato di città in città, a seconda delle future possibilità di esposizione. Caratteristica che rispecchia perfettamente il carattere work in progress proprio del sito da cui tutto si originò http://www.sonicreducer.it e che presto verrà riaperto, unitamente al neo-progetto editoriale che lentamente sta prendendo forma.
Il focus è posto sul quindicennio 1977-1993, integrato da rilevanti appendici capaci di sottolineare un filo diretto, la trama di una storia, minoritaria finché si vuole, ma che non è mai stata realmente spezzata. Un cammino da percorrere e ripercorrere con i gruppi e la musica da loro creata, la grafica, la fotografia e i documenti politico-personali creati dal punk italiano colto nella sua radicalità, nella ricchezza delle sue molteplici sfaccettature e nelle sue estese connessioni con le scene estere – non solo USA/UK, ma anche mitteleuropee e finanche dell’est Europa. Attraverso questa pluralità di materiale, Moro’s not dead propone un più ampio approfondimento storico: uno sguardo altro, o, meglio, un’inedita prospettiva utile a scardinare la vulgata dei “mitici” anni ’80. Un periodo che, da possibile secondo miracolo economico italiano, dovrebbe essere sempre più riletto come illusorio e feroce arco temporale pre-globalizzatore.